Giovedì 5 febbraio alle ore 16 nella Sala Fratel Bordino della Piccola Casa di Torino
Giovedì 5 febbraio 2026 alle ore 16 nella Sala Fratel Luigi Bordino della Piccola Casa di Torino (via Cottolengo 17) si è tenuta la presentazione degli Orientamenti Pastorali per il 2026 di Padre Carmine Arice, sul tema: “A chi straordinariamente confida, il Signore straordinariamente provvede”. Fede e Divina Provvidenza.
L’incontro è stato una delle tappe del secondo anno del cammino verso il bicentenario dell’ispirazione carismatica che prevede momenti di formazione, preghiera e festa della Famiglia Cottolenghina, sia a livello internazionale che europeo.
Sono intervenuti:
- Padre Carmine Arice, Padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza
- Alberto Riccadonna, direttore de La Voce e Il Tempo
L’incontro è stato trasmesso in diretta streaming sul canale You Tube della Piccola Casa.
Video in italiano:
Videos in English:
“A chi straordinariamente confida, il Signore straordinariamente provvede”. Fede e Divina Provvidenza
«Perché parlare di fede?», si è domandato Padre Arice nell’introdurre l’incontro.
«La fede non è un tema tra i temi», ha sottolineato, «ma è il tema su cui ci giochiamo tutto: presente ed eternità. Un tema che riguarda l’identità della Piccola Casa e la sua missione in quanto l’esperienza di fede è l’anima dell’opera fondata dal Santo Cottolengo». Per Padre Arice «riconoscere la presenza di Cristo nei poveri porta a superare la filantropia per arrivare all’esperienza di fede, all’esperienza di Dio».
Il documento mostra poi come secolarismo e relativismo indichino l’urgenza di parlare di fede: «proprio quando il buio è più grande c’è bisogno di luce».
Gli Orientamenti prendono le mosse da una domanda: «È ragionevole o non è ragionevole credere?» dietro cui si cela la domanda di senso. E proprio la Piccola Casa è il luogo in cui la provocazione alla domanda di senso è altissima.
«Mi pare opportuno», scrive Padre Arice negli Orientamenti, «quanto sia forte la domanda di senso in chi visita la Piccola Casa, magari per la prima volta, e vede tutte insieme persone segnate dal limite, dalla sofferenza, dalla fragilità e alcune anche dall’abbandono. Quanti vivono tutti i giorni con le nostre perle, come amava chiamare il Cottolengo gli ospiti più fragili e bisognosi di cure, potrebbero non rendersi conto di quale effetto emotivo può sprigionare una visita a luoghi come la Piccola Casa», e ancora, «ogni risposta alla domanda di senso, se pur vera, è sempre parziale, soprattutto quando si sperimenta la finitezza dell’esistenza e, in ultima analisi, la morte. Emerge allora con insistenza il bisogno di Qualcuno che sazi definitivamente e per sempre la fame di vita e di eternità che ci portiamo dentro e aiuti l’uomo ad attraversare il guado che separa il finito dall’infinito, l’immanente dal trascendente, il mortale dall’eterno».
Gli Orientamenti mettono, inoltre, in evidenza «il ragionevole bisogno di risposte definitive capaci di contenere ogni desiderio di vita». Si passa poi ancora al paradosso dell’incarnazione: «la fede cristiana non è lo sforzo titanico di raggiungere un Dio soprannaturale, bensì l’accoglienza di Gesù nella nostra storia, la scoperta che il volto di Dio non è lontano dal nostro cuore».
Nel terzo capitolo, su «L’esperienza di fede nell’incontro personale con Cristo», il Padre generale della Piccola Casa cita la Lettera Pastorale dell’Arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole, sulla trasmissione della fede, «La Parola sul cuore», da cui emerge la domanda «La comunità cristiana è in grado di trasmettere la fede in Cristo in modo credibile?»
Al centro del documento Padre Arice analizza il più grande ostacolo di tutti i tempi nel credere a Dio: «l’enigma del male che c’è nel mondo», ovvero la domanda: «Se Dio esiste perché il male?»
«Dio non vuole il male di nessuno», evidenzia il Superiore generale della Piccola Casa, «a Dio sta a cuore l’uomo che soffre: la sua vicinanza fino all’identificazione. La fede non preserva dal dolore e dalle inevitabili fatiche, ma può illuminare il difficile cammino di chi soffre».
«Dio vede e provvede: in che senso?» È la domanda a cui risponde il quinto capitolo su «Fede e Divina Provvidenza»: «ogni esperienza umana può essere segnata dall’azione provvidente di Dio… qualsiasi cosa ci succeda». «Dio non si sostituisce a noi», osserva Padre Arice, «e non decide per noi… chiede anche a noi di fare fino in fondo la nostra parte, perché Dio non ci educa alla pigrizia e al fanatismo, ma alla vita nuova, alla vita vera, alla vita nello Spirito».
Il sesto capitolo mette al centro il fine ultimo dalla Piccola Casa della Divina Provvidenza: «favorire un’esperienza di fede a chi la incontra».
Padre Arice offre poi alla Famiglia Cottolenghina alcune proposte per vivere l’anno della Fede in preparazione ai 200 anni dall’ispirazione ricevuta dal santo Cottolengo, tra cui quello di «ravvivare l’impegno nella testimonianza di fede sia personalmente che come famiglia cottolenghina, considerando in particolare come accrescere la forza evangelizzante dei nostri servizi e della missione di carità che ci è stata affidata».
Infine, lo sguardo su Maria, donna della fede, e su San Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario dalla morte, come modello per la spiritualità cottolenghina: «il Santo Cottolengo come documentano le fonti aveva una particolare devozione verso San Francesco».
Alcune immagini dell’incontro:
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