“A chi straordinariamente confida, il Signore straordinariamente provvede”. Fede e Divina Provvidenza
Cari figlie e figlie della Piccola Casa, religiosi e laici, volontari e amici della Famiglia cottolenghina,
abbiamo vissuto il primo anno di preparazione al bicentenario dell’ispirazione avuta dal santo Cottolengo a fondare la Piccola Casa della Divina Provvidenza celebrando l’anno santo nella memoria della venuta del Figlio di Dio sulla terra; accogliendo il tema pastorale proposto dall’amato Papa Francesco per tutta la Chiesa, anche la famiglia cottolenghina si è messa in cammino alla ricerca
di una speranza fondata. Durante l’anno molti di noi si sono recati in pellegrinaggio – anche a nome di chi non ha potuto farlo – a qualche chiesa giubilare indicata dai Vescovi dei diversi Paesi ove è presente la Piccola Casa.
Dalle risonanze ricevute ci è parso di capire che sono stati momenti preziosi sia spiritualmente che per l’esperienza fraterna che si è vissuta insieme, per il senso di appartenenza alla Piccola Casa sperimentato, accrescendo la consapevolezza che essa stessa può e deve essere un segno di speranza per chi la incontra.
Le tante riflessioni che abbiamo fatto e i preziosi contenuti che abbiamo ascoltato, offerti da diversi membri della famiglia cottolenghina nel mondo, hanno ben sottolineato che la speranza non è un banale ottimismo e nemmeno presunzione di successo o di sicuro benessere, bensì la certezza che ciò che siamo e facciamo può avere un senso, un orientamento dello spirito e del cuore, al di là del risultato raggiunto. Ma soprattutto abbiamo compreso che la speranza ha un nome, quello di Cristo Gesù, che ci fa andare oltre le piccole e pur giustificate attese per una vita serena e buona e ci fa guardare alla grande speranza, al dono della salvezza e della vita eterna.
Ed è proprio a Cristo, nostra speranza, che vogliamo guardare in mondo particolare in questo secondo anno di cammino verso il bicentenario, convinti che la sua proposta evangelica è degna di fede, vale la pena conoscerla e ancor di più accoglierla nella nostra vita. Ne era profondamente convinto il santo Cottolengo che ha fondato sulla fede nell’amore provvidente di Dio Padre e nell’azione salvifica del Figlio tutta la sua vita e l’Opera da lui iniziata.
“A chi straordinariamente confida il Signore straordinaria mente provvede”! 1 In questa frase, nota alla tradizione cottolenghina, è ben riassunta la proposta evangelica di san Giuseppe Cottolengo: confidare in Dio (è l’atto di fede), significa aprire gli occhi e, con stupore, accorgersi che Dio si prende cura di noi con il suo amore provvidente. Penso che nel contesto sociale e culturale attuale ove la presunzione di fare da soli, l’autodeterminazione e qualcuno dice anche “l’auto-salvezza”, un tema come questo possa provocare una sana riflessione: per quanti si professano credenti per approfondire il proprio cammino, per coloro che hanno scelto di seguire Cristo sulle orme del Cottolengo per verificare quanto la propria vita sia animata davvero dallo spirito del Fondatore, per chi è ancora alla ricerca e magari non è ancora giunto a un’esperienza di fede in Cristo, per condividere insieme percorsi di senso che possono aiutare sempre di più la comune volontà di servire i poveri e fare la propria parte per un mondo più giusto e solidale.
Buon cammino a tutti!
Padre Carmine Arice
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