Giuseppe Benedetto Cottolengo li chiamava “i nostri padroni”, “le nostre perle”. Sono i “signori” della casa e della comunità cottolenghina, costruita in funzione della loro vita. Si tratta di persone bisognose che trovano assistenza, cura, appartenenza e promozione per la loro vita, al Cottolengo. Sono quelle persone che rendono preziosa la comunità cottolenghina perché “La qualità di vita all’interno di una comunità si misura in buona parte dall’impegno nell’assistenza ai più deboli e ai più bisognosi e nel rispetto della loro dignità di uomini e di donne”. La loro vita è fonte di umanità e di gioia.

I disabili

La Piccola Casa predilige i disabili mentali, che sono tra le persone più indifese e le meno considerate dalla collettività. Ama e promuove la vita di persone fisicamente meno abili, che hanno anche la possibilità di inserirsi nel tessuto della vita sociale.

Gli anziani

Se ai tempi di G. B. Cottolengo la cura dell’anziano non era un problema sociale, oggi queste persone necessitano di aiuto per la loro vecchiaia, soprattutto se legata a diversi tipi di malattia.

L’emarginazione

G. B. Cottolengo ha fondato delle scuole e servizi per dare la formazione a bambini e a ragazzi abbandonati a se stessi. Oggi, la tossicodipendenza e l’acoolismo sono fonte di emarginazione. La Piccola Casa si occupa oggi anche di queste persone con strutture apposite. Anche coloro che sono senza fissa dimora possono trovare un riferimento e un aiuto alla Piccola Casa.

I malati

Ai tempi del Santo Cottolengo, malattia e povertà andavano di pari passo. Oggi tutti hanno la possibilità di essere curati, ma non sempre la qualità della cura rispetta tutti gli aspetti e i bisogni della persona. Con i suoi servizi agli ammalati, la Piccola Casa vuole essere una presenza di amore che cura, consola, riabilita, promuove.