Ama, soffri e offri 

Una parte del mio cuore è ancora alla Piccola Casa e una parte della Piccola Casa sarà sempre nel mio cuore. Non so descrivere come sia successo, forse perché è tutto troppo grande per poter essere ridotto a un semplice articolo… è assoluta verità ciò che si impara ai piedi della croce: “L’amore non si spiega a parole”.
Sarebbe quindi inverosimile il poter spiegare come un gruppo di giovani dalle età più disparate e dalle diverse provenienze, sia diventato in soli dieci giorni così unito; assurdo cercare di rendere anche solo l’idea di come, anche il più piccolo gesto, può essere in sé un grande miracolo e riempire di vita un cuore vuoto. Questo articolo non svelerà quindi nulla della Piccola Casa, poiché, per riuscire a cogliere anche solo un briciolo dell’amore che impregna quei muri, è necessario vedere con i propri occhi; può essere solo un invito, un po’ come quello che Filippo rivolge a Natanaele nel capitolo 1 del Vangelo di Giovanni: “Vieni e vedi”.
Fatta questa premessa posso solo limitarmi a descrivere ciò che concretamente ho fatto durante il mio soggiorno. I primi tre giorni sono stati dedicati alla conoscenza reciproca e alla meditazione sul tema principale del campo servizio: il miracolo; attorno a cui giravano tre concetti fondamentali: la conversione personale, intesa come discesa in noi stessi alla ricerca della verità e alla conversione al bene (a questo proposito mi è molto cara una frase del Vangelo di Luca “La bocca parla dalla pienezza del cuore”); il servizio, contrapposto alla schiavitù che è costrizione e mancanza di libertà, consiste nell’aprirsi all’altro, ultimo e grande tema, ossia amare dello stesso amore con il quale Gesù ci ha amato. La restante settimana abbiamo avuto la possibilità di prestare servizio presso la Piccola Casa trascorrendo mattine e pomeriggi in compagnia degli ospiti. Io sono stata indirizzata verso la famiglia dei Santi Innocenti, dove, come mi è stato ripetuto più volte e ho avuto poi la possibilità di constatare, vivono le “perle” della Piccola Casa; donne con disabilità psichica, ma con un cuore e una voglia di vivere strabilianti. Un grazie speciale a tutte loro che mi hanno accolto calorosamente facendomi sentire come a casa dissipando ogni paura e dubbio inizialmente sorti in me. Intenso rimane il ricordo di ognuna di loro; in particolare di Edda, che ogni giorno mi ricordava il suo motto: “Ama, soffri e offri”.
Mi sembra doveroso anche dedicare alcune righe alle persone con cui ho vissuto in quei dieci giorni e che hanno condiviso con me questa esperienza, un grazie sicuramente alle suorelle e ai loro fantastici sorrisi (soprattutto quello di suor Rita che brilla nella notte), ringrazio particolarmente i miei compagni di bans, Paolo e don Mauro (al quale dedico un “FICO”), e i cluedisti dal Vènèto! Ovviamente non mi sono dimenticata di tutti gli altri, che mi hanno sempre fatto sentire a casa e ricordato in ogni momento l’importanza di un sorriso. Grazie.

Laura


Piccola Casa della Divina Provvidenza, via S. G. Cottolengo, 14 - Torino, tel.+390115225111 — Cookie policy